Il ritorno alla “normalità”

Settembre vuol dire, in maniera quasi universale, soltanto una cosa: il ritorno alla vita di tutti i giorni. I più giovani, in particolar modo, tornano a scuola dopo un periodo di meritato riposo estivo. Lo stesso vale per la Repubblica Democratica del Congo, dove il Governo ha fissato il 1° settembre come data di inizio dell’anno scolastico. Circa 29 milioni sono gli alunni che dovrebbero rientrare a scuola. Sì, dovrebbero: usiamo il condizionale perché è difficile determinare quale sarà l’effettivo bilancio di questo rientro scolastico. Gran parte della Repubblica è devastata dalla guerra e dall’incombente crisi economica. Nelle zone occupate, inoltre, le banche sono state chiuse, e risulta quindi impossibile accedere alla liquidità di danaro necessaria per la vita corrente: per le scuole private, il cui funzionamento dipende sostanzialmente in gran parte dalla tassa scolastica che grava sulle famiglie, che si trovano quindi di fronte ad un’ardua sfida da affrontare.

Per quanto riguarda le scuole pubbliche, nonostante sia prevista la cosiddetta “gratuità scolastica”, nulla assicura nel concreto il buon funzionamento dell’istruzione e l’impegno degli insegnanti. Infatti, svariati sono stati nell’anno precedente i ritardi nel pagamento dei salari e i reclami per inadempienza. Pertanto, non c’è grande fiducia nell’apparato statale, e lo sciopero sembra essere sempre di più un’idea allettante.

Settembre, quindi, è il mese dove tutto torna alla normalità, ma non ovunque: ci sono paesi, sempre di più, dove la “normalità” non si sa più dove sia nascosta.

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