“Goma senza protezione. Una testimonianza”

Helene Esther P.

Goma è in pieno lutto, con il rischio di epidemie. Attacchi con un bilancio pesante, si contano oltre 3.000 morti. La situazione a Goma non era prevedibile? Le azioni della RDC, senza l’aiuto ipocrita di alcuni partner internazionali, sono il futuro di una regione dei Grandi Laghi pacificata. Finché la RDC orientale non sarà in pace, non lo saranno nemmeno il Ruanda e l’intera regione dei Grandi Laghi.

Vivere a Goma oggi.

Giovedì 23 gennaio 2025, nella città di Goma, si è diffuso il panico poiché si vociferava che il gruppo dei ribelli M23/AFC era in città. Tuttavia, per i cittadini di Goma, il terrore ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato 26 gennaio 2025. La detonazione dei proiettili e delle bombe, i pianti dei bambini, le preghiere dei genitori, tutto questo nell’oscurità più profonda. Gli scontri nella città tra i ribelli dell’M23, sostenuti dall’esercito ruandese, e le Forces Armees della RDC – i “patrioti” di Wazalendo – proseguono, con diversi osservatori che già confermano la presa della città dal 28 Gennaio 2025.  In effetti, questo attacco ha avuto un bilancio pesante, si contano oltre 3.000 morti, di cui purtroppo i ¾ non sono stati identificati. La Croce Rossa e alcuni giovani raccolgono i corpi, li accatastano uno sopra l’altro e li seppelliscono nelle fosse comuni. I principali siti di sfollamento di Bushagara, Kibati e di Kanyaruchinya si stanno svuotando dopo la caduta di diverse bombe nei campi. Goma è in pieno lutto, con l’odore di marcio in gran parte della città e il rischio di epidemie, come rilevato dai servizi sanitari della città.

Sebbene l’acqua, l’elettricità e internet siano tornati, è stata riscontrata una connessione instabile. Inoltre, bisogna sottolineare che l’energia elettrica di SNEL, l’azienda elettrica nazionale, non è stata ripristinata. Da un punto di vista teorico, la città sembra tornare a vivere, anche se esiste ancora un clima di incertezza che aleggia sulle strade di Goma. La vita è diventata troppo cara. Il servizio di prelievo, che è di grande aiuto per la popolazione di Goma visto che le banche sono chiuse, ha triplicato le spese del servizio.

Due settimane dopo, la popolazione, sotto stress, viene invitata, o meglio, sollecitata dai ribelli a tornare ai propri affari. Le comunicazioni del gruppo ribelle invitano le persone a tornare nei loro uffici – la maggior parte dei quali sono stati saccheggiati e messi a soqquadro -, mentre le scuole e le università espongono già gli orari dei corsi della settimana. Tuttavia, sono stati segnalati casi di esproprio di autovetture, famiglie a cui è stato chiesto di lasciare le proprie case per permettere ai ribelli di trasferirsi, poiché le loro abitazioni sono posizionate “in una zona strategica della città”, sono state denunciate sparizioni di attivisti per i diritti umani e di membri di movimenti cittadini e alcune persone sono state colpite a bruciapelo per aver trovato detriti metallici. Una persona è stata uccisa perché indossava tipici stivali militari. Giorno dopo giorno, ci sono notizie di giovani che scompaiono e/o muoiono. Il caso più eclatante è quello del 13 febbraio 2024, quando un’artista, Delphin Katembo, alias ‘Idengo’, è stato ucciso perché aveva cantato della situazione politica e aveva girato un video. Va aggiunto che, nonostante l’occupazione dell’M23, alcune famiglie hanno avuto la visita di alcuni rapinatori armati non identificati, sia di giorno che di sera. In una comunicazione di un residente di Goma, che ha chiesto aiuto perché c’erano ferite da arma da fuoco nel suo quartiere, il capo del gruppo ribelle al telefono ha risposto: “È la tua gente che sta rubando, pensi che siamo in grado di mettere in sicurezza l’intera città? Crei delle cellule di protezione in ogni quartiere e mi chiami, saremo noi a decidere come proteggere la città”. Questa conversazione, come molte altre, è la prova sufficiente che la città di Goma è immersa nell’insicurezza totale e senza alcuna protezione. Famiglie che non sanno come piangere i propri cari, piccoli commercianti che hanno perso tutto e la paura di essere fustigati o uccisi a bruciapelo. Una città un tempo abituata a esprimere i propri sentimenti con sincerità, è ora costretta a presentare un sorriso giallo sotto un regime di terrore instaurato dai ribelli.

È questa una situazione nuova? La situazione a Goma, o in tutta la parte orientale del Paese, non era prevedibile? Quali sono le ragioni del conflitto nella RDC?

Radici e cause del conflitto

La RDC è in conflitto da più di trent’anni, soprattutto nella sua parte orientale. Dai conflitti etnici a quelli politici, le cause dei conflitti recenti e passati nella RDC possono essere classificate in fattori economici e istituzionali (internazionali e regionali). Mentre alcuni gruppi etnici lottano per i loro territori e le loro culture, altri cercano il controllo di minerali o di buone terre per il loro bestiame. Un esempio è il primo conflitto etnico armato scoppiato nel Nord Kivu nel luglio 1963, che ha contrapposto le comunità Banyarwanda (Tutsi e Hutu di Masisi e Goma) agli altri gruppi etnici (Nande, Hunde e Nyanga), in seguito al movimento di autonomia delle province. La dimensione etnica, tuttavia, è favorita anche dalle leggi sulla nazionalità. Infatti, ereditata dall’amministrazione coloniale e post-coloniale, la manipolazione istituzionalizzata delle leggi sulla nazionalità, rivolta agli immigrati di lungo periodo provenienti da Ruanda e Burundi, ha svolto un ruolo importante nella fondazione dell’identità nazionale. Questo ha avuto un effetto a catena sull’interminabile insicurezza nell’est della RDC e negli Stati vicini. Per questo molti affermano che i conflitti nella RDC non sono solo interni, ma anche regionali.

L’abbondanza di risorse naturali non è di per sé la causa del conflitto; la necessità di controllarne lo sfruttamento è diventata un incentivo all’aggressione da parte di altri Stati, alla ribellione e persino al conflitto interetnico. La RDC sta vivendo quella che è stata descritta come una “maledizione delle risorse”. L’incertezza giuridica che circonda l’attività estrattiva dà origine alla concorrenza tra diversi attori governativi e non governativi, sia locali che stranieri, che sfruttano questa opportunità legale, da cui la presenza di diverse multinazionali nel settore. Gli attuali conflitti nella RDC sono una reincarnazione dei conflitti degli anni ’60 e ’70, ma in un contesto più complesso e violento legato alla concentrazione di gruppi etnici ribelli in aree ricche di risorse naturali. Alcuni autori sostengono che questi conflitti sono soprattutto “conflitti di distribuzione”.

La cattiva gestione del settore pubblico e il fallimento del programma di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (DDR) degli ex combattenti sono altri aspetti da sottolineare. La mancanza di fiducia nelle organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite (ONU) attraverso le loro missioni di pace, ha indebolito la comunità, che ha creato gruppi di autodifesa.

Quali speranze per il futuro del Congo?

La crisi della RDC, già descritta da molti come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale nella regione dei Grandi Laghi, ha visto l’intervento di numerosi attori e risoluzioni volte a ripristinare la pace. Dalle misure più draconiane a quelle più blande, dagli interventi militari ai cessate il fuoco, dai dialoghi agli accordi di pace, dalle condanne alle amnistie, i conflitti purtroppo persistono, la storia si ripete e gli orrori della guerra si intensificano. L’attuale situazione a Goma ne è un esempio lampante.

L’incapacità delle varie misure di porre fine alle guerre e consolidare la pace è indicativa dei profondi problemi irrisolti che perpetuano gli antagonismi tra i gruppi interni e le relazioni conflittuali tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda. In base alla situazione attuale a Goma e in tutte le città già occupate dai gruppi ribelli, ci sono due possibili soluzioni. La prima consiste nel favorire l’immediata cessazione dei combattimenti attraverso il negoziato. Il negoziato, di fatto, non è sempre sinonimo di debolezza politica.

La difficoltà per la RDC, tuttavia, è che gli attori coinvolti nei negoziati hanno interessi diversi e agende nascoste.

Ciò ha vanificato tutti gli altri tentativi di negoziazione tra la RDC e il Ruanda, che ha negato il suo coinvolgimento diretto nei conflitti. Ora che la situazione è cambiata, è necessario avviare colloqui sinceri e franchi per trovare una soluzione duratura. Le ramificazioni del conflitto nella RDC orientale coinvolgono indirettamente molti altri attori. Le Nazioni Unite (ONU), nonostante il loro mandato, hanno dimostrato ancora una volta la loro incapacità di proteggere le popolazioni della RDC. Questo fallimento è semplicemente il risultato di una mancanza di volontà politica di agire da parte delle Nazioni Unite e mette in discussione il loro ruolo nel conflitto nella RDC. L’Unione Europea (UE), attraverso il suo contratto con il Ruanda per la fornitura di materiali essenziali, sta già sollevando dubbi sul suo coinvolgimento indiretto nel conflitto. I negoziati tra la RDC, il Ruanda e l’M23 devono quindi essere incoraggiati. Tuttavia, l’ONU e l’UE devono svolgere un ruolo molto importante in questi negoziati, in modo da non affrontare il problema solo dalla superficie. Purtroppo, le risoluzioni del Vertice EAC-SADC tenutosi in Tanzania l’8 febbraio 2024 sono state un “dejà vu”. Le risoluzioni adottate sono le stesse di tutti i negoziati passati. Perché non hanno posto fine al conflitto in passato? Cosa manca? Forse mancavano le vere parti interessate, solo il tempo ce lo dirà.

Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che il negoziato è uno strumento della politica e che, per stabilire una pace duratura, è necessario prevedere un approccio volto a raggiungere direttamente le popolazioni ferite. Questo significa riconciliazione come passo verso la giustizia di transizione. Un approccio di riconciliazione che guardi alle cause profonde del conflitto nella RDC, e più specificamente nella sua parte orientale, sarà più efficace. Tuttavia, non si può pensare a una riconciliazione efficace senza una riparazione. I risarcimenti possono essere di due tipi: individuali e collettivi. Ignorare questo aspetto sarebbe un altro tentativo di riconciliazione superficiale, come fasciare una ferita senza averla pulita.

Naturalmente, il grande compito della RDC è quello di sviluppare politiche, un esercito forte e una diplomazia efficace per ripristinare la pace. Le azioni della RDC, senza l’aiuto ipocrita di alcuni partner internazionali, sono il futuro di una regione dei Grandi Laghi pacificata. La risoluzione dei conflitti deve essere una necessità per tutti, perché finché la RDC orientale non sarà in pace, non lo saranno nemmeno il Ruanda e l’intera regione dei Grandi Laghi.

Traduzione dell’articolo a cura di Debora Moliterno e Maria Toriello, volontarie in servizio civile presso la sede CIPSI di Roma, Progetto: “Costruendo ponti: integrazione scolastica per minori migranti”.

L’articolo “Goma senza protezione. Una testimonianza” sembra essere il primo su Solidarietà e Cooperazione CIPSI.

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